mercoledì 4 luglio 2018

Growing faster

Caro figlio,
so che è dura diventare grande, anche se tu diresti che per te non lo è. Ma lo so che nell'ultimo anno ci sono stati tanti cambiamenti. Il primo tra tutti: la scuola. La scuola significa: iniziare ad assoggettarsi a regole davvero articolate, più rigide, codificate. Sei sottoposto ad una valutazione, assumi dei doveri: è il tuo primo incontro e scontro con la logica del risultato. Sebbene questo sia uno degli aspetti che a me e papà garbano meno, perchè riteniamo che sia presto per introdurre bambini per molti versi ancora così piccoli a questo regime prestazionale, questa è la nostra società e sarebbe bello poter fare scuola nel bosco, secondo la logica del film "Capitan Fantastic" ma questo comporterebbe ancora più stress per te, sopratutto da un punto di vista sociale. Si, perchè ora, con la scuola primaria, è il momento in cui puoi costruire le amicizie più durature e più significative, il momento in cui puoi essere incluso o escluso dai piccoli gruppi secondo un criterio spesso discutibile, talvolta spietato ma reale. Non te l'ho detto ma proprio pochi giorni fa ho chiesto ad una mamma, se non fosse stata disposta ad impegnarsi per far si che tu e il figlio possiate incontrarvi con una certa regolarità, di non contattarmi più. So che hai sofferto molto per questo legame che - a mio parere - inspiegabilmente è entrato in crisi perchè i suoi genitori non erano mai in grado di anteporre impegni più o meno importanti alla possibilità di farvi incontrare. Lo so forse non avrei dovuto decidere per te, te ne chiedo scusa. Ma ritengo di aver fatto bene, penso che sia un nostro compito proteggerti ancora per un po', se non da una caduta sui pattini, da un dolore evitabile e inspiegabile come questo.
Ho notato che se da un certo punto di vista continui ad essere molto autonomo e autoreferenziale, dall'altro presenti molte più occasioni in cui sei dispettoso, arrogante ed oppositivo. Vi sono cose che prima facevi volentieri e con facilità che ora - apparentemente per partito preso - rifiuti. Qualche esempio? Lavarti i denti, fare la doccia, mettere via le scarpe. Al suggerimento di fare quella determinata cosa fai un'espressione indispettita e cacci un sonoro NO! che mi spiazza.
Sei faticoso, figlio mio. Certe volte trovo che non mi piaci per niente, quando diventi così indifferentemente strafottente e arrogante, quando solleciti a tutti i costi un richiamo o una punizione. Forse stai cercando di capire quanto puoi permetterti di tirare la corda con noi, forse stai solo crescendo e insieme all'eccitazione della cosa vi è la paura, forse stai scoprendo delle cose di te.
Mi fai innervosire quando fai così ma mi fai anche tenerezza perchè poi torni piccolo e ti acciambelli vicino a me per dormire, mi prendi il braccio, sfidi la temperatura equatoriale per favorire il contatto, la pelle contro la pelle, non ti tranquillizzi se non sono lì.
Insomma, sei piccolo ma grande. O un grande piccolo. Abbiamo fatto un piccolo esperimento quest'anno: tu e papà in viaggio da soli. Com'è andata? Benissimo! Tu non mi hai mai nominato (ottimo lavoro) ed io sono rinata. Si perchè ora che sei così "grande" anche io mi scopro diversa, cambio con te, giorno per giorno. Divento anche io autonoma da te, sebbene legata a doppio filo.
Tu sarai sempre tu, ed io sarò sempre io per te, ma siamo comunque due "cose" diverse. Altra conquista. Mi piace però sempre tantissimo quando fai le espressioni buffe "il primo che ride", quando imiti papà che torna dal lavoro, quando pattini con una naturalezza come se l'avessi fatto da sempre, quando sfoggi la tua piccola virilità in maniera giocosa, quando contrattiamo (va bene tablet ma solo due cartoni, no tre, no uno, no cinque...)  sfinendoci all'inverosimile. Mi piace vederti in piscina, che ti butti nell'acqua e scopri te nella sospensione del liquido. Mi piace quando sei sudato e per non fare la doccia mi chiedi "posso asciugarmi col phon?".
Sei un piccolo, adorabile, furbo bambino. Mai potrò dimenticare quando ti ho recentemente richiamato ad essere più generoso e tu mi hai chiesto "per quante ore?". Li ho capito tutto.
Che ancora non abbiamo viso niente.
Ma ti amo con tutta me stessa.
Mamma