domenica 22 aprile 2018

Dirty kid

Un'amica mi ha detto che la figlia è sempre felicissima di venire a giocare a casa nostra perchè da noi "può fare quello che vuole". Questa affermazione, che potrebbe pure essere fraintesa, va invece intesa come: i bambini, a casa nostra, sono trattati come piccoli umani che crescono, che sperimentano, che giocano, che "fanno cose", che si sporcano, che usano forbici, colori, pennarelli, tatuaggi lavabili, colla e tempere, che possono spostare giochi, fare rumore, mangiare con le mani, usare acqua e stare a piedi nudi. Non significa che si possono appendere per i lampadari o distruggere cose, ma che mi piace pensare che siano abbastanza liberi di essere se stessi: piccoli terremoti in crescita.
Dopo aver giocato al parco con monopattini e a piedi nudi, con le bolle di sapone, con fresbee, tutti belli sudati siamo tornati a casa a mangiare e tutti e tre (ne avevo due in prestito, due femminucce) in bermuda e canottiera a giocare con le tempere in casa, a farsi i tatuaggi con il penarello e così tirati siamo tornati al parco. Mio figlio credo che non avesse più un centimetro quadrato pulito nè nella pelle nè nei vestiti. Ma mi pareva molto felice e contento, pure quando si è messo a correre a piedi nudi sul prato spargendo patatine ad ogni passo. Il corpo dei bambini può essere sporco, ma la loro mente è limpida, la loro anima è pulita. Siamo noi grandi poi a dare tanta importanza all'aspetto esteriore, tutti, me compresa, siamo condizionati da quello che sembriamo agli occhi degli altri.
Ma non conosciamo il mondo solo osservandolo, ma anche ascoltandolo, assaggiandolo, udendolo, percependolo. Se mio figlio mette le calze lunghe fino al ginocchio con i bermuda che diritto ho io di dirgli che "non sta bene"? Si è vestito da solo, ha fatto delle scelte. Devo dirgli invece che è stato molto bravo a fare tutto senza bisogno del mio aiuto.
Perchè mi sono anche sentita dire che "sembra uno zingaro" "sembra uno scappato di casa". Lo ammetto, se mi dicono che mio figlio è un Mowgli o un selvaggio mi sento contenta, vuol dire che è un bambino libero. Temo invece il momento, se e quando verrà, quando lui sentirà invece il bisogno di conformarsi a qualcuno o qualcosa e dimenticherà quanto era felice quando tornava a casa sporco, pieno di disegni fatti col pennarello, i vestiti scombinati e sdruciti e l'anima leggera e pura.