giovedì 4 gennaio 2018

Chinese lanterns

Mentre accendevo la lanterna cinese l'ultimo giorno dell'anno, in uno stato di rara grazia e armonia con il cosmo, nonostante il freddo feroce e una pioggerella fine, ho posato la lanterna verde di mio figlio a terra in attesa che si gonfiasse e prendesse il volo.
Lui, bambino entusiasta e sereno quale è, ha cominciato a saltellarci attorno felice.
Quindi ho acceso la mia lanterna rossa.
Nel momento in cui le prime due lanterne volavano nel cielo, gli ho carezzato la testa e gli ho detto: "amore, esprimi un desiderio". Tempestiva e senza ombra di indecisione è stata la sua risposta: "VOGLIO DIVENTARE RICCO!".
Non ho più detto nulla ma non sapevo se ridere o piangere.
Ridere per l'idea che nella sua testolina di seienne ci sia un concetto così complesso e ricco di sfumature come la ricchezza e piangere per la concretezza e la poca poesia della cosa.
Stessa cosa ieri sera. Alla domanda: "mamma, ma perchè lavori sempre?" ho risposto, sorridendo: "eh se non lavoro come faccio a fare tante cose che poi ti rendono felice?". Risposta: "Tipo un Lego da 100 euro?". (...) Cosa è successo al mio innocente bambino che "compravi" con un sorriso?
Ho creato un mostro dell'avidità? Emblema della società moderna, materialista e capitalista?
In generale, quando gli dico che le cose hanno un "costo" intendo un costo economico, di fatica, ma anche a volte di compromesso ed il ricavo che se ne riceve può essere sul piano del benessere, della salute e della socialità, non solo del materialismo.
Mi rendo conto che per lui è complicato comprendere bene come si quantifica il "piacere", anche perchè quello di ognuno è individuale e personale e fa riferimento ai nostri valori, alla nostra storia, alla nostra età e alla nostra maturità.
Crescere un figlio senza lasciarlo mai perdere, senza negargli qualcosa, senza porre limiti o lasciarlo annoiarsi può essere un ostacolo alla sua crescita individuale, al suo sistema di valori.
A sei anni certo quali sono le cose che ti rendono felice? Giochi, cibo, bevande, interazioni con altri bambini, la mamma e il papà. Quando mi dice "ti amo" chissà che cosa pensa stia dicendo.
Quando mi chiede "perchè abbracci il papà e non me?" chissà cosa sta rivendicando veramente.
Quando dice "sono stato bravo" quali saranno i suoi parametri di bravura?
Faccenda complessa, questa.
Perciò, alzando lo sguardo al cielo ed osservando la lanterna che si issa in alto ho desiderato di riuscire a dare a mio figlio radici ed ali, valori morali e la capacità di capire quali sono le cose per cui vale la pena vivere.