E anche quet'anno il natale (con la n piccola) è andato, con il suo carico di cose inutili e non parlo di regali, ma di pensieri, reazioni, emozioni.Un piccolo viaggio partito con una riflessione, seduta ai piedi del "mio" albero, durante una breve corsa mattutina: quant'è difficile liberare la mente dall'intrico di pensieri. Nel silenzio della stagione invernale, un periodo di apparente tranquillità, di andamento dormiente e tranquillo, non riesco ad arrestare un continuo flusso di pensieri, associazioni con la vita interiore, con l'idea di tornare al lavoro domani, l'incontro con la famiglia tra un paio di giorni, un dolorino alla schiena, la sensazione di aver mangiato troppo e potrei continuare all'infinito.
Un cane sta abbaiando in lontananza sento un insetto frinire, alcuni rumori di "civiltà".
Non riesco a far tacere la testa, mi alzo e torno a casa.
Contiuo il viaggio del natale con latte, biscotti e carote lasciate per Babbo Natale, poi mio figlio che non riesce a dormire perchè troppo eccitato ma poi crolla. Al mattino corre a vedere se c'è qualche dono sotto l'albero. Felicità pura. Poi un piccolo pranzo semplice ma molto gustoso nell'intimità di casa, con la "mia" famiglia, noitre così belli insieme, così felici, mia mamma, il suo cane, che subito si accoccola in terra, incurante dei gatti e loro incuranti di lui. Un armonico piccolo gruppo che si parla con gentilezza.
Poi l'incontro con la famiglia allargata e subito si percepisce un cambio di registro, un "clima" teso, scomodo, la mancanza di voglia di stare insieme, di condividere veramente, di essere felici di essere insieme. E' tutto forzato, lento, mi sento come se mi stessi "sfilacciando" all'interno di un clima irreale, ritorna il flusso di pensieri, mi domando cosa sia questa "famiglia", oltre che un gruppo di persone legate da un vincolo di sangue. Mi sembra che non abbia un gran che di ciò che vivo nella "mia": condivisione spirituale, psicologica, affetto profondo. Ad un certo punto, l'apice della "festa" diventa un calice rotto da uno dei nipoti, uno dei più viziati e più provocatori, che vuole appropriarsi di tutto il cibo senza badare alle necessità degli altri. Questo scoppio di vetri scatena la reazione dello zio, che sbraita e bestemmia e poi se la prende coi vicini di tavolo, coi suoi stessi figli. Il padre del piccolo "reazionario" si offende, va in un angolo a leggere un libro sul fascismo (sic). Io mi riscuoto, mentre prendo scopa e paletta mi arrabbio, di fronte a tanta furia, lo dico, chiedo che la smetta e lui - di reazione - rincalza. Vorrei non essere qui, mi sembra tutto sbagliato, pieno di violenza, di impulsività, di poco riguardo. Guardo mio marito, in qualche modo concordiamo di tenere duro per mia madre che però - da parte sua - non dice niente, ironizza sui natali in famiglia (avrei solo voluto che gli ponesse un aut aut ma è mancato il coraggio, la volontà). Guardo mio figlio, mi sembra tranquillo, sa che da "noi" queste cose non accadono. Scende il gelo, arriva l'altro fratello, si tira fuori il regalo per la mamma e quel piccolo elettrodomestico diventa il vero protagonista: osserviamo tutti ammirati il suo movimento, il suo suono bianco, quel brr brr che vorrei ad un certo punto ci dicesse quando siamo coglioni a riprovare ogni anno a fare una cosa che comunque non funziona. Ma non dice niente, raccoglie sporco e polvere. Per stemperare propongo una tombola e nel suo roboante svolgimento porta un po' di finta allegria. Sbanchiamo io, mio marito e mia cognata. E poi raccolgo le mie quattro cose e ce ne andiamo, noi tre.
Ho tutto quello che mi serve.
Silenzio.