
Mi interrogo abbastanza sovente su quanto riesco ad essere una "buona mamma", su quanto siamo dei "buoni genitori". Posto che non credo esista una regola unica e sancinta di questo concetto, il mio comportamento ha anche fare prima di tutto ciò che SONO, come persona: energica, curiosa, un po' ossessiva, creativa, agitata, tutto ciò che riguarda il mio modo di essere in generale. Poi la mia storia parentale, un legame genitoriale e famigliare che non è stato per nulla perfetto (ne esistono in fin dei conti?). Un legame però quasi del tutto spostato sulla figura materna, spesso ambiguo con quella paterna, con una forma di "risoluzione" dopo tanti anni. Con la famiglia che comprende i fratelli direi che c'è tuttora qualche problema, di appartenenza, di affetto, di legame. Il mio essere "buona mamma" poi non può prescindere dal mio partner, che è anche il padre di mio figlio. Ciò che lui è stato per me, fin da subito, ciò che è cresciuto, tra di noi, dentro di noi, attorno a noi. Tutta la nostra storia, vissuta pienamente da dieci anni ma anche di più. Un bel pezzo di vita che inevitabilmente mi ha trasmesso molti pensieri su cosa significhi accudire qualcuno che ha bisogno di me.

Di cosa ha bisogno mio figlio? Di tante cose, lo so, ma prima di tutto, scadendo nella banalità più melensa, di amore. Che sia percepito in un grande rispetto per ciò che sente e ciò che lui è e ciò che sta diventando. Che sia anche dichiarato e che sia dimostrato con gesti e con coccole e una presenza forte. Questo legame, è sì naturale ma poi richiede anche un'enorme impegno di energia, di costanza, di coerenza, di raziocinio. Mio figlio ha bisogno che io ci sia per lui ogni volta che ne ha bisogno ma ha anche bisogno che impari ogni giorno, qualcosa di più. Ha bisogno che mi sporco le mani per giocare con lui nella terra, nella sabbia, nell'erba, con le tempere. Ha bisogno che io gli insegni che la paura si affronta, che le cose si riescono a fare quando si è pronti, che le cose che si smontano quasi sempre si possono rimontare, che le persone, anche se non ci sono fisicamente, sono con noi sempre, che posso essere arrabbiata o triste ma poi passa.
Spesso dico a mio figlio:
"sono felice di essere tua mamma. Mi piaci". E' una cosa piccola, molto semplice ma profondamente vera. Mi piace mio figlio, mi piace il suo linguaggio svelto, il suo amore per i lego e per le attività creative, mi piace che mi chiede mille cose, si domanda come funziona il suo corpo e tutto il resto del mondo. Mi piace che divide la focaccia con suo cugino e gli da l'ultimo pezzo anche se gli piace tantissimo. Mi piace anche quando se la prende se non riesce a montare un pezzo di un gioco e capisco quanto è frustrato e gli chiedo cosa lo aiuterebbe e mi dice
"un bacio". Mi piace quando mi apre gli occhi e mi dice
"mamma è mattina non dormire" e io anche se ho ancora un sonno bestiale penso che sono fortunata ad avere lui e suo papà nella mia vita. Mi domando spesso se sto sottraendo troppo alla vita di coppia per lui, troppo tempo, troppo corpo, troppe parole, troppi spazi. Ma lui è qui ora ed è ora che ha bisogno di questo. Ogni giorno un pochino meno. Ogni giorno sarà sempre più grande, sempre più capace di non avere bisogno. Quel giorno a noi due rimarrà la sensazione, io spero, di essere stati due bravi genitori. Di avergli dato le radici e le ali.
Di avergli dato qualcosa di molto prezioso, oltre alla vita: noi stessi, la nostra storia, il nostro amore.
Mi piace mio figlio e mi piace la mia famiglia e lo devo dire, credo che stiamo facendo un bel lavoro.