domenica 28 giugno 2015

Loosing your child

Bilancio della settimana: disastro totale. Il marito che riceve una multazza (di quelle proprio salatissime, con tanto di punti e sospensione patente, lui che è più prudente di me...), io che - finito il ciclo (che si ri-presenta dopo settegiorni) - ho le placche in gola e devo prendere antibiotico, il cucciolo con placche in gola e deve prendere antibiotico e stare a casa da scuola, salti mortali carpiati perchè la baby si è innamorata di uno skater ligure e quindi mi sa che per un po' (per sempre?) ce la siamo giocata... il tutto culmina con... la perdita di un figlio! Panico!
Praticamente sono in attesa di apporre le ultime firme per ritirare il 730 ("è andata bene direi vero? Ottocento e più euro di rimborso!" eh si, considerando che ne sono uscite quasi tremila si è andata bene, certo. Posso pagare la multa del marito, se non altro). Sono in piedi, in vigilanza costante della macchina rossa telecomandata dal monello che le corre dietro. Ogni tanto mi sposto di due metri per cambiare visuale perchè il centro commerciale, insieme ai giardini pubblici, i porti e le ferrovie e i bar di Caracas, sono tra i posti più incasinati e pericolosi al mondo. Il piccolo è sempre in zona. Firma uno, due, tre, cinque volte... ma quante cazzo di firme devo mettere? "Ecco, no, aspetti, ho sbagliato invece che alle chiese buddhiste ho dato il 5 per mille alle chiese evangeliche.. " evabbeh fa niente. No no rifacciamo, ristampa. "Le spiace rifirmare?" E lui con la sua macchina su e giù, a momenti va addosso ad un padre infastidito con un carrello pieno di ogni ben di Dio e la figlia che gli va dietro sui pattini (ma mi rompi i coglioni a me che ho un figlio di tre anni con la macchinina e te la fai andare dentro il centro commerciale coi pattini? ma vaffanculo). Firma, firma, firma. Abbiamo finito? "Ecco si ci sarebbero solo quelle di suo marito. Deve mettere proprio la sua." Uffaaaaa. Va bene dai sbrighiamoci. E passa l'addetto dei carrelli, con una fila di carrelli che non finisce più. Dev'essere indiano, non capisco se è storto in viso o fatica a sorridere. Chiedo scusa, mi tengo accostato il moccioso, poi lo lascio andare. Dai ho quasi finito. Firme, firme. Ok, abbiamo finito? Si finito, ok, ecco i documenti, grazie e ci sentiamo. si si.
Mi giro. E... non c'è.
Come, non c'è?
Era qui, un minuto fa.
L'ho visto, era con la macchinina, giocava, rideva.
C'è anche il signore scontroso, si è seduto sul divanetto e mi guarda stupito.
"Ha mica visto mio figlio?"
No, mi dice, senza aggiungere altro.
Come... no? Era qui!!!!
Cazzzoooooooo!
L'impiegata del caf si sporge, chiede cosa succede, le spiego, chiama la guardia.
Come, non c'è????
Ma non è possibile, era qui, lo stavo tenendo d'occhio, non può essere sparito, sono una brava madre io, non mi può capitare una cosa del genere!!!!
Arriva una ragazza... "posso aiutarla signora?" si si grazie, una maglietta con scritto superman e pantaloncini blu. Una macchinina rossa telecomandata.
Mio figlio.
In dodici parole ho descritto mio figlio?
E non dico niente di come ride quando gli fai "this little pig went to the market" sul piede?
Di come mangia i coni gelato?
Di come ti dice "sacco di pulci".
Di quanto ti abbraccia e ti dice che ti vuole bene. Tutto qui?
Maglietta superman e pantaloncini blu. Macchinina rossa.
Non c'è.... chiamo mia cognata... "l'ho perso... si... ti aspetto".
Piango. Si sto piangendo.
Non è possibile che stia succedendo a me. Quanto tempo è passato?
Arriva un'altro custode o guardia o come cazzo si chiamano questi della sicurezza.
"Com'era vestito signora, si ricorda?"
Ma perchè questi parlano sempre al passato??
E cosa gli dico a mio marito?
"Amore, oggi ho perso nostro figlio, però ci rimborseranno 800 euro del 730. Non male no?"
Non c'è.... cazzo.
Vado su e giù, mi guardano tutti, chiedo in giro, penso che mi stiano tutti giudicando.
Mi sto giudicando anche io.
Non posso pensare che non lo vedrò più.
Non può succedere a me.
L'iniziale momento di orgoglio per la sua indipendenza, si trasforma in inquietitudine e ora è panico vero. Ho proprio paura. PAURA.
Poi cerco di pensare a come penserebbe lui. Cosa mi attirerebbe.
Vedo un po' più in là un negozio di giochi che hanno aperto da poco.
Corro lì e lì lo trovo, seduto a terra, di fianco alla sua macchinina rossa, che gioca tranquillo.
Due dementi di commesse che non si interrogano sulla stranezza di un bimbo di 3 anni che entra da solo in negozio, niente meno che potesse dare loro il bancomat e comprarsi qualcosa.
Mi inginocchio, lo abbraccio. Non capisce. Lo capisco che non capisce, ma capisco solo io quello che sto provando.
Lo prendo su, raccolgo macchina e telecomando, sollievo immediato.
Avviso mia cognata.
Avviso le guardie, avviso l'impiegata del caf, avviso la ragazza che lo stava cercando.
Entro come un fulmine nel bagno degli handicappati (è un handicap perdere un figlio no?) dicendogli "non dovevi fare pipì'?" "si mamma". Fa la pipì e io sono un fiume di lacrime.
"Mai e poi mai devi allontanarti così dalla mamma, vedì che piango sto male non devi fare così è sbagliato, devi sempre stare vicino o avvisarci dove sei... se tu sparisci io... muoio".
Un discorso non approvato forse da medici, educatori, pediatri, per cui non ho speso grandi riflessioni, mi è proprio venuto così. 
Mi accarezza, mi dice "si va bene, ma ora laviamoci le mani".
Si laviamoci le mani, la faccia, tutto quanto.
Quanto tempo è passato? Dieci minuti, quindici? Forse venti. Ma nella mia testa è un'ora.
Nel mio cuore sono tre anni e mezzo. E più ancora.
Solo chi ha provato sa cosa vuol dire sentire che potresti perdere le cose più importanti della tua vita.
E' una cosa che fa male.
E' un dolore che ti fa capire quanto sei fortunato.
E' tra le cose più difficili al mondo: lasciarli andare e tenerli a sé, nello stesso tempo.
Un'elastico invisibile che si misura a seconda del tempo, del luogo, della maturità, ma che non si rompe mai, non si sfilaccia. Ti deve tenere al sicuro ma non ti deve mai soffocare.
Hai detto niente!