giovedì 4 giugno 2015

Food or love

Un fatto di cronaca pubblicato dai giornali la settimana scorsa su una coppia divorziata di Bergamo. In breve: la madre adotta una dieta macrobiotica che fa assumere anche al figlio, anche a scuola. Quando il padre lo ha saputo l’ha accusata di non essere stato coinvolto in questa scelta che, a suo avviso, metterebbe a rischio la salute del giovanissimo. Inizialmente ha tentato di risolvere la cosa rimpinzando il figlio di carne, latticini e dolci nel weekend. O almeno così dice la moglie, lamentando il fatto che il 12enne, dopo ogni weekend passato con il padre, tornava a casa con il mal di pancia. Anche per effetto dei pranzi dalla nonna a base di polenta, gorgonzola e salsiccia.
 L’ex marito alla fine si è rivolto al Tribunale, per chiedere al giudice di assumere, «in mancanza di accordo fra i genitori, gli opportuni provvedimenti con riguardo al regime alimentare del minore». E il giudice ha stabilito che la madre deve mettere in tavola la carne almeno una volta durante la settimana, mentre il padre non deve proporla al figlio per più di due volte, nel weekend.
La prima impressione che ho è che non si tratta tanto di una sentenza che decide su quale sia - da un punto di vista nutrizionale - la scelta migliore per la crescita del bambino, ma un tentativo, tramite una sentenza davvero salomonica, di evitare gli eccessi da ambo le parti e sottoporre il figlio ad un alternarsi folle di intossicazione o di deperimento.
Come spesso accade, chi paga il prezzo della cecità dei genitori, sono i figli, con una dieta davvero priva di... buonsenso!