giovedì 4 giugno 2015

Being "normal"?

Il 17 maggio del 1977 l'American Psychiatric Association cancella l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali. Nonostante ciò, in America - e purtroppo anche in Italia - sono nati gruppi di sostegno per "correggere" l'omosessualità. In particolare emerge una figura ambigua, Joseph Nicolosi, psicologo clinico statunitense, fondatore della National Association for Research and Therapy of Homosexuality (NARTH, "Associazione nazionale per la ricerca e terapiadell'omosessualità"), promotore delle cosiddette "terapie riparative". Secondo questo "brillante" studioso l'omosessualità sarebbe il prodotto di una condizione da lui chiamata "carenza di identità sessuale" e frutto di un'alienazione legata ad un padre distanziante e una madre opprimente (vedi sotto la voce "Freud").
Naturalmente l'American Psychiatric Association e l'American Psycology Association non condivide le teorie di Nicolosi nè l'approccio da lui definito "riparativo" dell'omosessualità come condizione edodistonica. Uno psicologo clinico, questo Joseph Nicolosi, un "santone" che vanta ben 500 casi di «gay trattati» e curati - proprio così, «gay trattati» - e che ha tirato fuori dal cilindro della propria stregoneria psichiatrica la cosiddetta "terapia riparativa" il cui scopo dichiarato è quello di «ricondurre all'orientamento eterosessuale le persone omosessuali». Un messaggio che in Italia è stato ripreso e rilanciato dal Professor Tonino Cantelmi, presidente e fondatore dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all'Università Gregoriana.
Insomma, il guru italiano della terapia riparativa, una persona legata a doppio nodo al Vaticano e intorno al quale è nato un gruppo di lavoro formato da cinque, sei giovani psicologi che seguono le terapie individuali dei futuri e "riparati" eterosessuali.
Monsignor Sgreccia, all’indomani del fallimento del registro delle unioni civili a Roma, ritenendosi contento del risutato e sottolineando la forzatura che avrebbe rappresentato tale registro, ha chiosato sostenendo che: "Le coppie di fatto vanno aiutate a superare le loro momentanee difficoltà per accompagnarle al matrimonio. Chi ha particolari tendenze sessuali, come gli omosessuali, non va discriminato, ma aiutato con interventi di tipo psicologico e con terapie adeguate."
Fortunatamente c’è anche chi indaga e approfondisce cosa c’è dietro le deliranti dichiarazioni dei soliti noti. E’ stato pubblicato qualche giorno fa sulle pagine di Liberazione il reportage di Davide Varì che, fintosi omosessuale, ha passato sei mesi tra medici (di formazione cattolica) desiderosi di "guarirlo".
La sede delle Edizoni Paoline di Roma è l’anticamera di un percorso sotterraneo in cui operano, autorizzati non si sa bene da chi, i “guaritori” che applicano la teoria riparativa messa a punto da Joseph Nicolosi che ha poi dato vita ad una frotta (dalla mortalità assai elevata) di ex-gay.
Tutto questo mondo oscuro gira intorno a Tonino Cantelmi, fondatore dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e al “Obiettivo Chaire” gruppo ultra-cattolico, che diffonde e applica in Italia le teorie di Nicolosi.
Dopo sei mesi di questo trattamento il giornalista, che si era incredibilmente immedesimato nella parte, trae laconicamente le sue conclusioni: "Mi rendo conto che in questo lungo periodo abbiamo solo parlato del mio didietro. Per la prima volta realizzo che nessuno di loro mi ha mai chiesto se mi era capitato di innamorarmi di qualche uomo."
Direi che abbiamo detto tutto.
Ognuno tragga le sue considerazioni.
In Italia ha fatto scalpore la pubblicazione di "Ero gay" scritto da Luca di Tolve, da ex icona gay a "convertito", marito e padre, pare - così racconta - anche grazie a Medjugorje.
Il Dalai Lama, che inizialmente aveva dichiarato che il buddhismo non è contrario all'omosessualità di per sè ma all'uso di "organi ritenuti inappropriati per motivi sessuali" ha poi successivamente rivisto la sua posizione dicendo: "Se due persone, una coppia, ritengono che questa scelta è pratica per loro, che li soddisfa ed entrambe sono completamente d’accordo, allora va bene." Ricordo infine, per quanto riguarda l'Italia, che le terapie "riparative" promosse da Nicolosi sono state oggetto di una presa di posizione dell'Ordine nazionale degli psicologi intaliani che, rifacendosi ai principi del proprio codice deontologico, ha espresso una valutazione per cui «lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona», perché andrebbe contro i principi espressi dal Codice deontologico degli psicologi, non essendo l'omosessualità una psicopatologia.