mercoledì 22 aprile 2015

People (are strange)

"People are strange when you're a stranger
Faces look ugly when you're alone
Women seem wicked when you're unwanted
Streets are uneven when you're down..." 
cantava Jim Morrison nel '67, per descrivere tutte quelle situazioni in cui ci si può sentire soli e strani anche quando non lo si è veramente. Ora l'ho detto in due parole ma il senso è più ampio. 
E' che ieri ero un po' stranita, stavo pensando, mentre lavavo i pezzi del centrifugatore (la mia cena: sedano, carote, pera, ananas) che i Capodanni sono stati davvero deleteri per la vita sociale della mia famiglia: un anno abbiamo passato il 31 Dicembre con due amici con cui uscivamo molto spesso. 
Si andava spesso al cinema, a mangiare la pizza, a cena da noi, a cena da loro, a fare giri in bici o passeggiate in montagna. Buona conversazione, gusti politici e cinematografici molto simili, serate rilassanti all'insegna della condivisione. Abbiamo trascorso anche quella serata al cinema e poi a mangiare da loro. Poi, dall'anno successivo, mai più visti. Li vedo, in realtà, perchè li incontro per lavoro, ma non sono mai riuscita a capire perchè non siamo più riusciti a frequentarci. 
L'anno 2012, abbiamo passato il 31 Dicembre a casa di un'altra coppia di amici con figli ed è stata una serata piacevole, i bambini hanno giocato, noi abbiamo cucinato e mangiato insieme. Poi, dopo, non ci siamo quasi mai più visti, e solo un'altra volta sono stata io col cucciolo a casa loro. Un altro anno ancora, di nuovo a casa di amici anche loro muniti di figlia, stesso genere di serata e poi mai più andati a casa loro e qualcosa è cambiato. Molto, in realtà. Ma le cose non vengono MAI dette con aperta onestà.
Pensavo che quando accade una cosa la prima volta è una "coincidenza", due volte è un'interessante fatalità, tre diventa una vera correlazione. Allora, cos'è che unisce queste esperienze? Siamo noi quelli "strani" o sono gli altri? Forse, semplicemente, come dicevo ad un'amica oggi (con cui stranamente non ho mai passato il Capodanno...): non mi considero perfetta, mi considero unica, come uniche sono tutte le persone. 
E' abbastanza frustrante, forse un tantino doloroso, rendersi conto che le persone, in fondo, vanno e vengono dalla nostra vita, così come accade con un libro che hai prestato e non ti torna più. Te ne ricordi la copertina, la trama, vorresti probabilmente rileggerlo, ma non sai che fine a fatto. E poi, d'un tratto, ti domandi se veramente ti mancano, quelle persone. O ti manca solo "avere qualcuno". 
A volte non si è stati più scelti per via di un'errore, di un pregiudizio, di un "valore" che non condividiamo, di una deriva che ha preso uno stile di relazione, ma la diversità, a mio avviso, può essere sempre un po' arricchente.
Io non voglio rifiutare a priori di conoscere qualcuno, anche se è diverso da me.
Non voglio negarmi l'opportunità approfondire un'amicizia perchè ha votato in un lato diverso dal mio o perchè è atea o troppo credente o troppo magra o troppo bassa o troppo nera o troppo ebrea. 
Quello che voglio è che il mio tempo libero sia dedicato a cose che mi fanno stare bene. 
Persone, esperienze, musiche, attività, sensazioni. VOGLIO RICEVERE. E voglio dare. 
Ma non voglio essere obbligata a diventare o sembrare una cosa che non sono. 
Non amo i posti chiusi e affollati per cui difficilmente andrò a ballare fino a notte fonda. 
Non amo i viaggi organizzati o le crociere organizzate per cui invitatemi al campeggio.
Non amo le feste in maschera o l'arte moderna, nè i libri d'amore e nemmeno il ballo liscio o giocare al bingo, nè i locali scambisti. 
Il resto, con qualche riserva, posso anche sperimentarlo, se mi va. 
Devo però accettare anche l'idea che altri, esseri UNICI come lo sono io, possano sentirsi feriti, minacciati, urtati o scocciati da cose che per me sono sciocche o prive di senso, così come devo accettare che queste cose possano diventare motivo di "non scelta".
Ma non nego, che fa un pochino male. Un po' alla mia intimità, un po' al mio orgoglio.