giovedì 12 febbraio 2015

errori da non ripetere - libro

Esercizio numero 3 pagina 48 de "Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta a essere genitori". di Daniel J. Siegel e Mary Hartzell (ed Raffaello Cortina):
"Pensate a tre parole che descrivono la relazione tra voi e i vostri figli. Queste parole sono simili a quelle che usereste per descrivere esperienze infantili che avete avuto coi vostri genitori? In caso contrario, in che modo sono diverse? Queste parole riassumono in maniera adeguata ed efficace tali relazioni? Ci sono aspetti dei ricordi che si riferiscono a queste importanti relazioni che non sembrano rientrare nelle generalizzazioni espresse dalle parole che avete scelto? In che modo queste eccezioni si inseriscono nella storia più ampia della vita con i vostri genitori e i vostri figli?".
Sto leggendo appunto questo libro che mi ha consigliato un'amica, una collega con cui parlo spesso del rapporto con mio cucciolo, i dubbi, le conquiste, le difficoltà e i momenti belli. Data la mia impostazione professionale, mi piace trovare motivi di riflessione e di cambiamento.
In questo libro, per ogni capitolo, vi sono delle esercitazioni, tipo questa. Ora, se devo pensare a tre parole che descrivono la relazione tra me e mio figlio, direi... non so...  affettuosa, giocosa, intensa. Affettuosa perché lo coccolo molto, lo bacio, di notte a volte ci teniamo la mano. Anche se lui ora a volte cerca anche più autonomia, non manca un abbraccio. Giocosa perché giochiamo tanto insieme, anche stamattina, mentre mi vestivo lo aiutavo a colorare il treno e poi giocavamo col tirannosauro di gomma... ogni occasione è un momento di gioco. Intensa perché... siamo noi. E' intensa da quando, piccolo girino, ha vinto la battaglia per la vita ed è cresciuto dentro di me. Intensa perché è viscerale, profonda, tanto forte da essere a volte dolorosa. E' vero che è piccolo, a tre anni forse è più facile vedere gli aspetti piacevoli dei rapporti. Se penso agli stessi termini non mi sentirei di trasporli al rapporto che avevo con i miei. Mio papà era abbastanza affettuoso e "fisico" ma mia mamma quasi per niente, così come con lei si giocava a tante cose, con lui mai. Intensa, lo era. Ma spesso in maniera negativa.
Nel libro, qualche pagina indietro, spiega come la memoria delle nostre esperienze infantili possa essere ricondotta ad una modalità "destra" di memoria, che è specializzata nelle storie autobiografiche, nelle emozioni intense e non elaborate, nella comunicazione non verbale e la modalità "sinistra" di memoria, che riguarda l'area linguistica, i rapporti causa ed effetto, il "giusto" e lo "sbagliato". Se penso alla mia "storia" famigliare sento le due memorie completamente staccate, con una memoria "destra" fatta di lunghi momenti di ansia, paura, dolore, preoccupazione, rabbia, spesso intervallati da fughe di pensiero o azioni diversive, e una memoria "sinistra" che ha impacchettato e razionalizzato ogni evento in modo logico, all'interno di una collocazione precisa, nel cassetto "famiglia d'origine", nel gesto quasi magico dell'equilibrista che cerca di calmare il flusso con un solo gesto. Non è quello che vorrei per mio figlio, certamente. Mi piacerebbe che lui un giorno raccontasse di essersi sentito libero, protetto, guidato e coccolato. E pronto a fare le sue scelte, vivere la sua vita, soddisfatto del "bagaglio" che ha ricevuto dai suoi genitori.
Chissà.