lunedì 11 agosto 2014

Back home


Chiunque abbia mai fatto una vacanza in campeggio sa di cosa sto per parlare. Il campeggio, quest'esperienza di vita che non è una scelta di economia o di posteggio, è una scelta dettata da una spinta interiore. Certo, per fare campeggio bisogna rinunciare ad un pochino di privacy, un po' di  "sterilità" e pulizia estrema, ad tutti i propri utensili da cucina, ad un letto con materasso e ad un guardaroba infinito, ma - devo dirlo - io amo il campeggio.                                                 Amo quella sensazione di fusione con la natura circostante, il profumo di pini, mirti, fichi, mare e terra che ti entrano nei pori liberandoti da mesi di schiavitù con tecnologia, cibo preconfezionato e vita di ufficio. Amo sedermi con i capelli bagnati sull'amaca e dondolare godendomi - per una volta - la sensazione di estremo disordine e precarietà che regna anche nella piazzola più ordinata. Amo l'imprescindibile regola di non stabilire alcuna regola se non quella di vivere giorno dopo giorno quello che mi porta lo spirito e il clima. Amo l'idea che - se non mi piace più quel posto in cui sono - tiro fuori i paletti dalla terra, raccolgo tenda e pentolame vario e sono di nuovo in movimento. Quando mai potrei permettermi altrettanto nella vita di tutti i giorni? Certo, ho odiato profondamente (almeno dopo 4 giorni) le finte crocs che mi hanno ridotto i piedi in uno stato pietoso (e nonostante tutto ho continuato ad utilizzare). Ho odiato le docce (del primo campeggio), che potevi scegliere tra freddissime o caldissime, con un getto unico, molto alto, estremamente violento e breve. Ho odiato i bagni (del primo campeggio) perennemente sporchi e perennemente puliti in modo sommario con una pompa da giardino (quindi sceglievi tra sporco e bagnato o bagnato e poco sporco). Ho odiato non poter trovare del pesce fresco in posti di mare (e sentirmi consigliare di recarmi all'alba dai pescatori in riva al mare). Ho odiato, infine, il materassino che - il secondo che abbiamo comprato, praticamente NUOVO - si sgonfiava nel corso della notte.
Ma tutto il resto, proprio tutto, l'ho amato molto. 
E chi il campeggio lo ama e lo frequenta sa anche quanto possa essere meravigliosa questa esperienza con un bambino piccolo come il mio, nemmeno tre anni. Ho scoperto, superate le iniziali e demenziali perplessità, quanto sia davvero a "dimensione di bambino" la realtà del campeggio, con la sua tenda, il fuoco, le luci, ogni cosa che diventa avventura, dal lavaggio dei piatti a quello dei denti e della doccia, entrare nella tenda e leggere insieme una storia alla luce della lampada, fare il gioco delle ombre nelle pareti, dimenticarsi di essere figli di una generazione tecnologia che consuma avidamente tv, telefoni, tecnologia varia. Il campeggio per i bambini può essere davvero liberatorio. Un luogo dove possono girare nudi o con una sola tshirt, dove sei tranquillo perchè comunque non si perdono mai, dove scoprono i suoni naturali, i ritmi naturali (siamo tornati da 4 giorni e si sveglia ancora alle 7!!), dove si devono fare le cose tutti insieme e il piacere sta proprio anche in quello. Vedere mio figlio che corre nudo sulla strada sabbiosa per andare al mare è un'immagine meravigliosa, così come quando ci dava una mano a gonfiare il materassino (tutte le sere prima di andare a dormire fino a quando, dopo 1 settimana, abbiamo comprato il terzo!) o quando apparecchiava la nostra piccola tavola e mi dava una mano a lavare i piatti. 
Il mio piccolo avventuriero è tornato da 10 giorni di campeggio abbronzato, felice, graffiato, biondissimo, con molta più capacità di parlare e di fare delle cose, vivace, pieno di mare nei polmoni e negli occhi, rilassato. E noi con lui. Il campeggio non è per tutti, lo si sa, non è un posto dove ci si va a "rilassare" per stare in panciolle e basta, è un posto dove si va a riscoprire se stessi, dove si va a ritrovare qualcosa che si era assopito nella quotidianità. Per cercare, almeno per un po', di non dimenticarlo di nuovo.