giovedì 8 maggio 2014

Pros and con

"Le mani sono gli strumenti dell'intelligenza umana" (Maria Montessori)

Nel 2001 fecero il loro ingresso sul palcoscenico sociologico ed educativo i cosiddetti "nativi digitali", termine coniato dallo statunitense Mark Prensky, sociologo ed esperto di educazione statunitense, per indicare la prima generazione di bambini cresciuta a pane e pc. I "bambini digitali", sono l'evoluzione di tale termine e sono il risultato dell'arrivo di "oggetti" come l'iPad, con uno schermo così grande e luminoso da attirare l'attenzione dei più piccoli. Oggi, questi bambini, sono cuccioli che già a 12-18 mesi sanno usare un iphone o uno smarphone, un iPad o un piccolo portatile, quando ancora non sanno soffiarsi il naso o allacciarsi le scarpe. Scatta l'allarme di tanti genitori che sono preoccupati dagli effetti di tanta tecnologia. Intanto può scatenare stupore questa capacità così precoce, ma bisogna ricordare il concetto di rappresentazione enattiva. Nei primi anni di vita, quando il linguaggio non ha assunto il ruolo pervasivo che ha a partire dai 5-6 anni di età, i bambini classificano gli oggetti del mondo con parole o simboli, ma con le funzioni per cui vengono utilizzati e i gesti compiuti solitamente nel corso del loro utilizzo. Le loro mani sono il prolungamento dei loro pensieri e ciò gli permette di utilizzare con assoluta naturalezza il touchscreen di questi dispositivi. 
Quindi, fin qui, niente di strano. Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di tale tecnologia? 
Secondo me la capacità di utilizzare dispositivi tecnologicamente avanzati permette di sviluppare capacità cognitive fuori dal comune, così come il multitasking (da me molto amato), può portare però ad una diminuzione della capacità di attenzione. MA stimola lo sviluppo di una maggiore capacutà di integrazione cognitiva delle informazioni che si gestiscono contemporaneamente con maggiore produttività.
Al di là di queste considerazioni tecniche, fondamentalmente le mie preoccupazioni in merito sono due, una di carattere "fisiologico", cioè che mio figlio possa stancare troppo la vista con stimoli luminosi, veloci e  "rumorosi" eccessivi, ma la principale è che possa ISOLARSI emotivamente e psicologicamente. Certo, a due anni e 4 mesi probabilmente è un po' prematuro ma ci penso e ne parlo con chi ha figli più grandi. Non possono ignorare il fatto che oggi la tencologia la fa da padrona e non posso imporre a mio figlio di aspettare, come ho fatto io (e senza particolare senso di attesa) di avere un cellulare il giorno della laurea spiegandogli che "...ai miei tempi...", ma non riesco ad abbracciare completamente l'idea che in fondo "qualcosina è andata persa". Che cosa, non mi è del tutto chiaro ma, se penso al modo in cui il mio piccolo uomo gioca, ad esempio, quando è a casa della nonna che non ha nessuno dei suoi giochi e si impossessa di pentoline, sgabelli, pennarelli, gioca coi cani e si butta sui cuscini, cerca la pila per accenderla e spegnerla... mi domando se ha davvero "bisogno" di stimoli "moderni".
D'altra parte anche quando è a casa sua, magari sta guardando Barbapapà o Pocoyo e sembra ipnotizzato (e io ne approfitto per tagliargli unghie, capelli e pulirgli le orecchie...) ma ad un certo punto è come se d'improvviso perdesse interesse e si "distrae", inizia a fare altro, cerca l'innaffiatoio, prende i colori e disegna, cerca libri e la palla. Allora io spengo la tv e gioco con lui. Così come quando siamo all'aperto, alla tv non pensa per niente. Diventa tutto un gioco, tirare i fili d'erba e raccogliere i fiori, rincorrersi con Rebecca o Carolina, andare sull'altalena o lo scivolo, giocare con pigne, uccelli, foglie, la bici, i gessetti.
Certo, alla sua età forse non è così strano che lui riesca a mantenere una tale semplicità e "purezza". Credo e TEMO, che quando crescerà, dovrò adeguarmi ai "tempi moderni" e non ostacolarlo nella scoperta di tutto quello che portano, sperando di essere stati abbastanza in gamba, io e suo padre, prima di allora, a stimolarlo e a gratificarlo e a fargli comprendere che la vita reale è senz'altro meglio di quella virtuale, che incontrare fisicamente un amico è meglio che "twittarlo" o "taggarlo" o chattare. Ma prima di allora, me lo godo ancora un po' così com'è, nudo che corre per casa con un dinosauro di plastica in mano che mi grida "uaghhhhhh" e io urlo di terrore. Per finta, ma è bello così.