giovedì 15 novembre 2012

Family

E' notizia di oggi: scontri in tutta Europa, studenti in rivolta, otto arresti in Italia, ragazzi picchiati coi manganelli. Alluvioni, interi paesi sotto l'acqua, migliaia gli esodati senza lavoro, aumenta la violenza, aumentano i disoccupati, situazione politica per aria, candidati corrotti... ma in che mondo ti ho messo al mondo, figlio mio? 
Io che avrei voluto girare il mondo, zaino in spalla con dentro quaderni per gli appunti, stilografica, macchina foto e tutte le mie speranze. Io che avrei voluto diventare medico ma ho avuto troppa paura di confrontarmi con gli altri ma più con me stessa e ho virato verso altro (che comunque mi è piaciuto ma non ha mai cancellato il mio senso di paura). Io che avrei voluto avere una famiglia numerosa, ma davvero numerosa, quattro, cinque figli, tutti cresciuti nella natura e nel disordine della propria creatività un po' ubriaca. Io che avrei voluto essere magra quando ero grassa ed essere muscolosa quando ero troppo magra e non ero mai giusta al momento giusto. Io che ho studiato per capire e apprezzare le persone per quello che sono, nel bene e nel male ed oggi scopro il male vero, nel mondo in cui vivo. Io che sono cresciuta negli anni ottanta dove c'era bim bum bam e i paninari e niente ti faceva male veramente ma poi se avevi (come me) un padre picchiatore allora erano cazzi amari ma comunque credevi che tu - anche se non scappavi mai di casa - avevi tutte le chances del mondo. 
Ho provato a farti piangere, figlio mio, per "insegnarti" ad autoconosolarti (dicono i sacri testi), ad essere autonomo, a farti una notte di sonno senza dover stare attaccato a me come un'appendice anomala e insufficiente a se stessa. Ho messo i tappi nelle orecchie, la cuffia antirumore ma sentivo lo stesso le tue urla e i tuoi pianti. Ho provato a dirmi che forse dovevo insistere perchè certamente ci sarebbe voluto un po' di tempo perchè tu... imparassi a non contare su di me. Mi sono spostata in un'altra stanza, ho chiuso la porta, tappi nelle orecchie e cuffie ma ti sentivo lo stesso. Mi  è venuto in mente quello che mi ha raccontato una mia amica davvero speciale, un episodio in cui piangeva da sola in una stanza ed era davvero piccola. 
Ed io ti sentivo davvero ma forse non ti stavo sentendo con le orecchie, ma con qualcos'altro di più grande. 
Non ce l'ho fatta più, sono tornata da te e tu mi hai abbracciato stretto ed io ho guardato fuori dalla finestra, era buio, l'una di notte, la luce della luna attraverso i rami irradiava un'atmosfera intima e bella. Ed è stato allora che ho capito che a fare la mamma nessuno nasce imparato, ma che stiamo cercando insieme, tutte e due, a capire come si fa ad essere noi due. Io che pensavo di insegnarti a stare da solo, tutta la notte, ho imparato da te che vi sono cose che si possono e si devono dare ancora. Non posso garantirti nessuna sicurezza economica, nessuna pace nel mondo, un ambiente verde e bello, ma posso prometterti un abbraccio, quando ne hai ancora bisogno. E ne hai ancora bisogno. Come ne ho bisogno io.