Un momento di crisi e subito partono le dita ad esprimere il nostro disappunto. E ne riceviamo di rimando. Perchè abbiamo bisogno di tanta visibilità?
Un tempo, lontano, c'erano le lettere.Scrivendo traducevi i tuoi stati d'animo, li filtravi attraverso la penna d'oca, la stilografica.
C'era lo spazio per far sedimentare, per riflettere.
Oggi viviamo tutti dietro delle vetrine da cui gli altri possono scoprire subito "come ti senti oggi?", quello che ascolti, che mangi, che ami, che temi, che desideri, che ti piace.
Anche questi miei pensieri, che bisogno ho di scriverli qui? Mi sottopongo alle stesse regole, agli stessi ingaggi moderni? Perchè non posso parlare di persona? Tanto le persone che li leggono sono due o tre. Mi sento triste oggi. Non mi piace tutto questo. Non capisco più a cosa serve.
Più ti perdi nel cyberspazio meno parli, meno ti confronti, più stai concentrato a scattere fotografie, meno vivi nel presente. Ci rivolgiamo al web per capire i nostri sintomi, le nostre relazioni, i nostri gusti... ma io so già cosa mi piace: la musica classica o la musica anni 70 o robe così, le sedie peackcock, mangiare le noci con la frutta, leggere, meditare su un filo d'erba, sentirmi gentile, giocare all'aperto con mio figlio, amare ed essere amata, il legno e bere il te, i giardini e sentirmi bene.
Fare pace, anche se la guerra, a quanto pare, l'ho vissuta solo io.
Eppure l'ho sentito, questo dolore sordo al petto, come se mi avessi tolto il tappo del cuore e si fosse svuotato lasciando un buco nero.
Roba brutta.
Non mi piace per niente.
Voglio sorridere.




