Spesso ho pensato che con un figlio, oltre al tempo contratto, le corse continue, la casa in disordine (su questo ci mette lo zampino anche il padre), ho guadagnato una perenne, lieve, ansia: forse era più al sicuro nella mia pancia che fuori nel mondo crudele a scendere le scale con la palla sotto mano, arrampicarsi sul ciliegio o pedalare nelle pericolosissime strade del parco! Sia come sia, il mio erede, sta sperimentando, ultimamente, il piacere perverso dell'autonomia, non rendendosi conto quanto questo mi getti in una paradossale situazione interiore di orgoglio-preoccupazione. Ma andiamo con ordine. Sabato siamo stati al parco giochi, dove il mio lui mio ha gonfiato il petto di orgoglio andando spontaneamente in soccorso ad un bambino piangente, vittima del fratello che gli sottraeva la palla, portandogli la sua (appena acquistata) palla degli avengers. Immediatamente il suo amico e compagno di scuola, che era con lui al parco, nel momento in cui ha scorto la possibilità di un generoso gesto, lo ha placcato proponendogli di giocare insieme in modo da arginare il gentile prestito ma lui, incurante, cavaliere della generosità, indefesso difensore dei deboli, è andato fino alla panchina a porgere l'omaggio "
hei bambino non piangere, usa la mia". Che orgoglio!! Peccato che il bambino piangente, piccolo insulso e ingrato, lo ha respinto buttando la sua palla a terra! Superato il momento di imbarazzo, il mio mi ha guardato con aria smarrita e io gli ho detto "
non preoccuparti se non la vuole, sei stato bravo". L'amico, invece, ha subito recuperato la palla e l'ha messa al riparo da altri occhi sotto la nostra panchina. Bravo.... piccolo bastardo insensibile.
Comunque. Torniamo dal parco e il mio, arrivati in casa (secondo piano) mi dice:
"adesso, mamma, io scendo da solo e ti saluto da giù, dal cortile". Dopo un secondo di imbarazzo gli dico "
va bene" e l'ho ascoltato scendere le scale, aprire il portoncino e chiamarmi dal cortile. Mi sono affacciata e l'ho salutato, lui mi ha salutato, l'ho invitato a risalire. Mi ha segnalato di aver chiuso la porta (che si apre solo con la chiave) e io gli ho chiesto come potevamo fare e lui mi ha detto di lanciargli le chiavi. Dopo un (nuovo) momento di imbarazzo, ho proposto di mandargli giù l'ascensore (che si usa solo con le chiavi...) e così è stato. Entrato in casa, tutto soddisfatto, mi ha detto che lui ora è grande e se voglio può anche andare a scuola da solo.

Non ce l'ho fatta più, ha prevalso il mio lato istintivo:
"ma davvero? Allora, se sei così grande da andare a scuola da solo, magari sei grande anche per dormire da solo...". Lui mi ha guardato, senza farsi scoraggiare, e mi ha detto:
"ma dai mamma, stavo scherzando... e poi di notte ho paura dei fantasmi. Ma solo un pochino, non tanto. Un po' piccolo sono ancora".
Già. Un po' piccolo lo sei ancora.
Ora vuoi andare in bici da solo in strada, vuoi usare da solo l'ascensore, vuoi scegliere tu come vestirti, vuoi costruire i lego tutto da solo, però... non vuoi dormire solo, fare il bagno da solo, non vuoi smettere la "titta", se ti mordi la lingua ed esce il sangue vuoi farti coccolare. Sei ancora un po' piccolo ma sei anche già un po' già grande.
Meglio così, ho ancora un po' di tempo per abituarmi e crescere anche io con te, perchéun po' ho paura anche io dei fantasmi, ma tu ed io insieme possiamo farcela ad addormentarci.