mercoledì 4 febbraio 2015

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Venerdì ore 6:00. Suona la sveglia. Mi alzo, mi preparo e in mezz'ora sono sotto al palazzo nel freddo POLARE ad attendere il taxi. Devo andare a Milano ad un corso di due giorni sull'attaccamento e in particolare la misurazione dello stile di attaccamento nell'adulto. E' un questionario che mi piace molto e di cui ne utilizzo degli estratti nel mio lavoro, volevo provare a capirci qualcosa di più. Avevo il timore che la levataccia, il treno e lo sbattone generale sarebbero finiti poi nella noia e nel sentire sempre le stesse cose, da insegnanti spocchiosi e compagni di corso indifferenti. Invece: sorpresa! Interessantissimo il corso, bravissima l'insegnante e un gruppo di lavoro piccolo, interessato e composto. Ho imparato tante cose nuove, ne ho rispolverate di vecchie ma sono tornata a casa poi il sabato sera dopo il secondo giorno di corso rigenerata, entusiasta e con tante nozioni depositate dentro di me.
La cosa bella è che mi sembra di aver capito tante cose che credevo di conoscere già e - inevitabilmente - ho capito anche delle cose di me, del mio rapporto con mio figlio ed anche con i miei genitori, i miei fratelli.
E' normale, nel mio lavoro, trasporre ciò che si comprende delle dinamiche interne delle persone di cui mi prendo cura con la mia vita, considerato anche che il mio strumento di lavoro sono IO, incluso tutto ciò che io riesco ad imparare ed interiorizzare, tutto ciò che comprendo di me stessa e tutto quello che nel tempo riesco a stemperare e migliorare.
Ma che cos'è l'attaccamento? Si potrebbe dire che è il bisogno di un bambino della vicinanza di una persona adulta, generalmente (ed inizialmente) la mamma. Quanto questa figura sarà in grado di rispondere in modo efficace e tempestivo alle richieste del bambino, tanto il piccolo più sarà in grado di costruire un legame di attaccamento sicuro, con un buon equilbrio tra distanza e vicinanza, una buona fiducia in se stesso, l'attenzione orientata a ciò che fa e può esplorare dell'ambiente.
Questa delicatissima fase, estremamente importante sopratutto i primi 3 anni di vita, influenzerà in gran parte il suo modo di sentirsi fiducioso o meno, il suo modo di costruire i legami con gli altri. La buona notizia, comunque, è che non è che siano modalità immodificabili. In età adulta, se si è costruito un legame di attaccamento disorganizzato, evitante o ansioso, si può farsi aiutare da un terapeuta per poter modificare la propria visione di sè e degli altri e recuperare con il tempo, uno stile sano, ma non si tratta di un intervento nè veloce nè facile.
Certo è che osservando mio figlio, tendendolo in braccio, concedendo ed incoraggiando molto contatto fisico, allattandolo ancora (a tre anni compiuti, oddio!! ), sentendolo che mi cerca la mano, mi tocca, mi annusa, lo "sento" pienamente e di conseguenza mi viene spontaneo rispondere alla sua richiesta di esserci ed entrare il più delle volte a patti con la fretta, gli impegni, il lavoro. Ma quando questo non accade, cerco di pensare che lo sto affidando a persone brave, competenti e attente, confido di averlo abituato già prima a separarsi da me e spero che sappia che prima o poi torno sempre. E poi, solo il tempo dirà se le cose stanno davvero così.

"Il bambino si costruisce un modello interno di se stesso 
in base a come ci si è preso cura di lui."
(Bowlby)