sabato 27 dicembre 2014

violent kidz


Ieri, al pranzo di Natale a casa della mamma, nella giungla di bambini (ben 9, con un range di età dai 16 ai 2), una babele di urletti, risa, piccole prepotenze, competitività e giochi insieme, ho assistito ad un gesto che mi ha veramente turbato. Uno dei miei nipoti, quasi seienne, che, nell'impeto di un gioco che prevedeva di rotolare su di un breve pendio insieme a tutti i cugini e spintonarsi in modo giocoso, per un motivo che ancora non è chiaro, si è avventato su un cugino di sei anni più grande tirandogli i capelli con inaudita violenza.
La scena ha lasciato di sasso chi vi ha assistito: i bamini si sono "congelati" nell'attesa di collocare quella scena in qualcosa di comprensibile, che andava dal gioco alla violenza. Uno di loro ha esclamato: "ma sta piangendo" stupito dalle conseguenze di un gesto che inizialmente sembrava in sintonia con il clima un po' "guerresco". La madre del bambino "aggressore" è accorsa in soccorso della "vittima" per scusarsi e per consolarlo. Io ho sgridato il bimbo per il gesto ma ho anche guardato mio fratello con sguardo accusatore dicendo "ma... non gli dici niente??" e lui "e che devo dire?" i bambini le fanno, queste cose... ". L'altro mio fratello, padre del ragazzo in lacrime, si è infuriato con il fratello per non aver preso provvedimenti e se ne è andato a casa con la famiglia, arrabbiato e indignato. Perchè i bambini sono violenti? Noi dobbiamo intervenire? 
Io ho sempre scelto di non insegnare a mio figlio, come ho sentito ieri, a difedersi con altrettanta violenza ad una violenza subita (in inglese si dice "you can't fight the fire with the fire"), benchè, ad essere del tutto onesti, il mio bambino, fino ad oggi, è stato morsicato già tre volte ed è stato spintonato più volte ma l'unica volta che la maestra mi ha segnalato che è un po' indisciplinato l'ho sgridato.
Come si fa ad insegnare ad un bimbo a difendersi senza diventare violento? Io, al parco o in casa ho sempre scoraggiato comportamenti o giochi che prevedessero un contatto fisico che mi sembrava poco giocoso e molto violento, così come ingaggiare delle battaglie per il possesso di un gioco.
Io stessa, quando mi è capitato (pochissime volte, fortunatamente), di perdere la pazienza per dei momenti di capriccio di mio figlio, mi sono biasimata moltissimo per non essere stata capace di controllare l'impulso non tanto di dare uno schiaffo nel sedere quanto di urlare in modo eccessivo. Credo che si debba intervenire in situazioni come queste, in difesa di chi sta subendo una violenza, che giustamente non è stata replicata nè per indole nè per la giovane età dell'aggressore, ma anche in difesa di chi aggredisce, per aiutarlo a comprendere quanto sia sbagliato comportarsi in questo modo. Il bambino in questione, poi, debbo dirlo, cresce in una famiglia in cui è accettato (incoraggiato?) un certo ostracismo verso altre etnie o accolta ogni piccola pretesa.
Sono probabilmente due gli elementi che denotano un bambino violento: un'indole personale all'uso di violenza (livello di attività, capacità di concentrazione, controllo degli impulsi, emotività, socievolezza, capacità di risposta agli stimoli, propensione ad assumere le abitudini, eventuali peculiarità nelle caratteristiche fisiche, abilità di sviluppo) e la storia di apprendimento del bambino, con cui si intende tutto quello che ha appreso nella sua vita dentro e fuori casa, in famiglia, a scuola, con gli amici, alla televisione, ecc.
Credo che sia comunque preoccupante che un bambino così piccolo (e insieme già grande) non controlli bene i propri impulsi. Penso sia importante, già in bambini dell'età di mio figlio, imparare a condannare il comportamento e non l'emozione, condannare il comportamento e non la persona (non è lui cattivo, è cattivo il suo comportamento) e capire a quale tipo di "provocazione" stanno reagendo. Questo perchè secondo me è importante educare alla pace, alla tolleranza, alla cooperazione. Queste sono le uniche speranze per rendere i nostri figli degli adulti migliori.
Spesso migliori di noi genitori.