Sveglia: 7:45. Che faccio? Lo porto a scuola? Lo tengo a casa? Guarda un po' di tv, chiede del succo di mela. Boh, mi pare stia meglio. Febbre non ne ha. Oddio, devo andare a lavorare, io sono da sola il martedì mattina e la collega che potrebbe venire è in ferie e mio marito non c'è, che sfortuna!!
Va beh, vestiamoci. "Io no scuola mamma, vai tu" "Magari amore mio, potessi andarci io, giuro".
Arrivo a scuola spiego velocemente la situazione, Con mio figlio solo un'altra bambina. Schizzo al lavoro che lui che fa musetto e piagnucola un po'. Emadonna ma quando accetteranno di andare a scuola porca zozza?!!? E ha un bel darmi i rimedi l'omeopata, ficcarmi aghi permanenti nell'orecchio: emotività, milza, stress. Certo certo ma alla fine sono piena di cortisolo fino sopra i capelli.
Sindrome da "non va bene tutto subito come voglio io".
Stanchissima, vado al lavoro, faccio subito un caffè e mi sparo un mezza moka. Faccio due cosette e dopo un'ora e mezza mi chiama maestra Roberta. "Uh, si?" "Ha già capito vero?" "Ok, arrivo".
Il cucciolo aveva svomitazzato un paio di volte e piagnucolava. Alla fine aveva ragione lui, non doveva andare a scuola oggi. Che madre degenere, l'ho portato a scuola quando sapevo che era stanco, raffreddato, congestionato.
Bambini malati, bambini che tornato a scuola, bambini che divorano germi per contatto con altri bambini, con un mondo che non è asettico ma proprio così si costruiscono i mattoncini della salute, facendo i famosi anticorpi.
Ma, in tutto ciò, ha vinto il latte di mamma, unica cosa che è rimasta nel circuito dell'influenza.