Che emozione ieri alla festa del nido vedere il mio "quasi due anni e mezzo" in fila con tutti i suoi compagni di gioco, le educatrici, i genitori, salire sul piccolo scalino, sentire dal microfono: "... sei arrivato qui da noi che eri piccolino, ora sei diventato grande, questo è il diploma della scuola mterna... ", un salto e si trova nella scritta "Scuola Materna... vi vogliamo tanto bene". Anche a ripensarci ora, mi si riempiono gli occhi di lacrime. Ma facciamo un passo indietro.
Ripensando a quando mi sono emozionata ieri, a vederlo così autonomo, così "grande", saltare e giocare, mi sono ricordata di quel momento di angoscia anticipata. Mi sembra che essere mamma vuol dire ache questo: "arrendersi" al passare del tempo, che non è evento "nemico", ma naturale evolversi dei rapporti, delle relazioni, delle conquiste e delle tappe di vita, segnate da momenti carichi di simbolismo, di significato.
Proprio in questi giorni il cucciolo sta iniziando ad usare un po' il vasino, non è più un oggetto misterioso abbandonato in giro ma una cosa su cui si può sedersi per non bagnare in giro. Mi sembra così grande quando gli metto gli slip invece che il pannolino! Detto questo, non voglio essere quella mamma che lo fa rimanere piccolo come un piccolo bonsai umano che non può esprimere se stesso e le sue autonomie anche quando passato attraverso gesti di "ribellione". Ricordo con quale rabbia vedevo, da bambina, i miei fratelli usare l'orinatoio a muro anzichè il gabinetto e tanto ho fatto fino a che sono riuscita anche io ad arrampicarmi e fare la pipì li dentro dove la facevano i "maschi". Poco importa che era scomodissimo per me, volevo essere grande e volevo fare le cose che facevano i grandi. La vita è anche questo.