mercoledì 14 maggio 2014

Friendship

Ieri pomeriggio ero al parco con mio figlio e il suo amico del nido, che, con un altro bimbo, formano quella che le educatrici hanno simpaticamente chiamato "banda bassotti", perchè - PARE - i tre monelli hanno una forte inclinazione a "coalizzarsi" per poter combinare delle piccole marachelle. E come si divertono insieme!! Sono anche i tre bambini che noi tre mamme andiamo a prendere un po' più tardi e che quindi si trovano a condividere insieme l'ultima ora al nido. Quindi... casualità o scelta? Ho cominciato a domandarmi se a questa età riescono ad essere già "amici". Le educatrici mi hanno detto che il mio pupo è molto avanti da un punto di vista di capacità di socializzazione (anche se su altre cose... lasciamo stare il pannolino e sul linguaggio comme ci comme ca). In effetti, però, ho notato che lui al parco gioca con tutti e condivide abbastanza volentieri i propri "averi" (lascia più difficilmente le cose che ha preso agli altri!). Frequentiamo spesso due coppie di amici con bimbe suppergiù dell'età di mio figlio e con loro gioca tantissimo, si tengono per mano, le chiama per andare da una stanza all'altra o per nascondersi ai nostri occhi. Mi sembra, insomma, che abbia "costruito" dentro di sè un'idea di relazione stabile. Dobbiamo anche tenere conto che nel mondo occidentale vengono privilegiati i valori dell'individualità e della competizione anche se io (che purtroppo per molti versi mi considero "apolide"), ho sempre cercato di far capire a mio figlio l'importanza della cooperazione, della relazione e del rispetto.
Mi piace pensare che la sua capacità di relazione con i pari è anche il risultato di un attaccamento sicuro con noi genitori che lo incoraggiamo anche ad avere rapporti con altri bambini.
Credo proprio che l’amicizia non sia innata e che per diventare amici bisogna saper empatizzare, riuscire a mettersi nei panni dell’altro, solidarizzare e, soprattutto, resistere al conflitto. Le relazioni tra coetanei nascono presto, dal primo momento in cui si mettono insieme più bambini, come in un asilo. Ma l’amicizia, quella duratura, ha i suoi tempi: non è fatta solo di affetto e di condivisione di interessi, ma anche di consapevolezza che quel rapporto è voluto come persistente nel tempo.
La scelta di mandarlo al nido presto, oltre che frutto di una forma di necessità, è stata anche denotata da un ragionamento che abbiamo fatto, mio marito ed io, di volerlo inserire quanto prima in un contesto dove ha potuto entrare in relazione con adulti e regole ma anche con dei pari con cui ha potuto giocare e divertirsi.
Ci sembra, vedendolo oggi a quasi due anni e mezzo, di poter dire che è stata una scelta felice, che lo ha abituato fin da subito alla nostra "assenza" e "presenza", oltre che a distinguere contesti e persone diverse da sè.
Mi ha reso felice vederlo ieri mentre si inseguiva con Vincenzo, correndo sotto gli alberi e poi a fare "cucu" a me alla mamma del suo amico, scambiarsi i giochi e decidere chi poteva tenere la macchina rossa e blu. In quei piccoli gesti e risate c'è tutto il mondo che verrà, le sue capacità diplomatiche, di superamento dei conflitti, della gelosia e dell'aperturà agli altri.