sabato 2 novembre 2013

Beard

Stamattina, mentre ero in bagno, ho alzato lo sguardo e ho visto la data: 2 novembre - Commemorazione dei Defunti. "Strano...". Mi è infatti tornato alla mente un sogno che ho fatto stanotte: facevo la barba a mio papà, seduto sulla sedia rosa antico davanti al bow window a casa sua. Con un asciugamano marrone attorno al collo, le braccia abbandonate sui braccioli, un sorriso sereno e lo sguardo lontano. "Va bene così papà? Ti faccio male?" gli ho chiesto. "E' perfetto, sei bravissima" mi ha risposto. Ma dov'era mia mamma? Perchè eravamo solo noi due? Non era malato, non era deteriorato, era lui, come me lo ricordo, con quella macchiolina scura vicino all'orecchio sinistro, i capelli un po' vaporosi e lo sguardo blu, un blu da lago ghiacciato, che sapeva sciogliersi, di tanto in tanto. Le mani grosse, le unghie curate, pelle un po' callosa.
Era lui. Ho aperto gli occhi, ho visto la mia stanza familiare, mio marito profondamente addormentato e mio figlio vicino a me, su un fianco, il braccio apparentemente scomodo, il respiro regolare. Ho pensato "sono a casa". Ma senza angoscia, senza dolore. Solo, nostalgia.
E un pensiero forse orrendo, forse sciocco: "per fortuna l'abbiamo fatto cremare, così non gli cresce la barba, dentro la bara". Me ne vergogno un po', ma l'ho pensato. E mi ha dato un senso di sollievo, di pace. E, in fondo, mi dispiace non aver mai fatto la barba a papà. E anche tante altre cose. Ma la nostalgia è la misura dell'amore.