Io che me lo sono sposato, un pezzetto di mare...
A me lo dici, che vorresti abitare al mare, io che ho sempre sognato di far crescere mio figlio vicino all'acqua, a contatto con pesci, polpi, la sabbia e la macchia mediterranea, a riempirsi capelli e polmoni di quell'aria di sale che non trovi in nessun'altra parte.
Ti ricordi in Corsica, quando lanciammo un pezzetto di cuore in quel piccolo angolo di mondo, dove per ultimo approdammo e fu quello che più ci piacque? Ti ricordi l'immersione? E che mangiata di paella ci siamo fatti? E le passeggiate su e giù per il campeggio? E ti ricordi quel posto meraviglioso dove ci siamo persi nella macchia mediterranea... che profumi, che colori... ancora ora, se ci penso, sento le narici pieni di immortelle d'italie..
A me lo dici, di vivere al mare, che da sempre è nei miei sogni. Immagino un piccolo centro abitato, con poche case, pochi negozi, pieno di gatti e di sorrisi saggi, pieno di tranquillità e di silenzio. Le case bianche, con le persiane in legno, le barche stese al sole del mattino, suoni familiari di un posto di mare dove il tempo segue regole diverse da qualunque altro luogo. Vedo le reti da pesca, sdraiate sulla battigia in attesa di essere riordinate e messe in ordine, ricucite e preparate per una nuova uscita.A me lo dici, amore mio, che io per prima ti sussurrai, all'orecchio, quel giorno sul lungomare, sotto la pioggerella che avanzava, che sarei venuta da te. Da te e dal tuo mare. Ma tu mi fermasti e mi imponesti di ragionare. E la ragione segue regole diverse da quelle dei marinai. I marinai seguono le stelle, noi guardiamo l'orologio.
Le ragioni del cuore a volte cozzano - purtroppo - con quelle della vita e la vita ci impone delle rinunce il cui costo lo paghiamo un po' per volta o tutto insieme, dipende. Rimane sempre la regola, assoluta, che quando il costo è troppo alto, la scelta si modifica. Noi siamo il nostro sestante, le nostre stelle, la nostra rotta. Io che amo anche la montagna, vorrei comunque vivere al mare. Per superare una volta per tutte quel pallore che ho dentro e fuori e mi porto dietro da sempre, per farmi venire le mani lisce per la sabbia, per sapere che mio figlio vive a contatto con l'infinito.
Non dirlo a me, che vorresti vivere al mare, perché io, il mare, l'ho sposato e così facendo so che sta pagando un prezzo ma cerchiamo di essere sempre il rifugio uno dell'altra e così facendo non periremo mai del tutto di malinconia. E poi un giorno, chissà.
