giovedì 22 novembre 2012

Eleven

Undici mesi fa ero in attesa di te. Una pancia grande, l'ombelico in fuori, facevo yoga, mangiavo quel che potevo vista la continua acidità di stomaco. Mi sentivo però bella, felice, appaga, spensierata, contenta, trepidante e per niente spaventata dal parto. Oggi tu ci sei, esisti nella tua fantastica fisicità, ti muovi nello spazio della nostra vita e del mondo con la tua incredibile vitalità e dolcezza, sei un bimbo favoloso, come mai avrei potuto sperare di meglio. Cosa ci potrebbe essere di meglio? Ciò che è diverso, semmai, è che sono un po' meno spensierata, ma non per colpa tua, perchè il mio, di papà, è in ospedale, come un animale ferito, nel corpo e nell'orgoglio, che cerca di superare la paura dell'inevitabile, di essere positivo, calmo ma conoscendolo, so che non è facile. Tu mi hai dato tanto e continui a darmi tanto, così tanto che a volte mi sembra di non meritarlo. Ed io ti amo immensamente per questo e cercherò sempre, ogni minuto della mia vita, di esserci per te come tu oggi ci sei per me. Perchè un genitore commette sempre degli errori, dal primo singhiozzo di vita, ma deve esserci, nel bene e nel male, per i suoi figli, perchè loro un giorno ci siano a loro volta. Questo significa essere una famiglia. 
Buon complimese, figlio mio, sei la mia luce.