Banale rispondere "ma che dici??? Hai solo quarant'anni!!". Mi colpisce sempre come i capricci e "i momenti no" del nostro piccolino ricadano su noi due in modi diversi, a volte convergendo in un unico incontenibile momento di stress e nervosismo ma portando pensieri, preoccupazioni e ansie diverse. E suo padre, il suo bravissimo padre, che ce la mette tutta per essere figura di riferimento affettiva, educativa, giocosa, viene a volte assalito da un tale senso di confusione e di stress quando lui, il "piccolo" di casa, si impunta e piange, urla, sbatte i piedi e non si sa perchè. Quando questo accade, se anche io sono stanca, nervosa, poco predisposta all'interpretazione pediatrica del minore in oggetto, finisce solitamente che ci sfoghiamo vicendevolmente, noi due, i genitori maturi. Ci va poi in genere un po' di tempo prima che ripristiniamo le energie perse e ci rendiamo conto di quanto siamo idioti.
Non è facile, lo so. Sopratutto per i papà, entrare in sintonia con i figli in modo semplice. Sopratutto quando non li hai nutriti fin da piccoli, non sei stato solo con lui fin da piccoli, sopratutto quando la mamma (nella fattispecie la sottoscritta) è molto (troppo?) presente e organizzata, super efficente e molto (troppo!) scassapalle. Lo capisco. Spesso però si tratta di meccanismi e una dinamiche sulle quali sarebbe davvero semplice non inciampare, ricordandosi che: 1. noi siamo gli adulti, quindi dovremmo (in teoria) saperci controllare e non trascendere mai; 2. quando proprio non ce la facciamo, dichiararlo all'altro/a e chiedere aiuto; 3. ammettere che non siamo perfetti e che il minore non è che fa delle cose per minacciare la nostra autostima o autorità ma... è un bambino.
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