Mi sono ritrovata, ci ripensavo oggi, a dire a mio figlio che non l'avrei allattato in una determinata situazione, ma che l'avremmo potuto fare a casa, da soli. Lui non ha protestato molto, ha "capito". Forse non ha capito veramente, ha solo registrato un'informazione. Laddove mi chiede perchè su tante cose qui non me l'ha chiesto. Che gli avrei detto?
Che gli altri non sempre capiscono? Ed io, capisco?
Siamo abituati a questa società occidentale che ci dice che è NORMALE che un bambino dorma da solo, che i genitori devono poter fare tutto come "prima", che è NORMALE che i bambini si adattino agli orari e agli impegni dei genitori, che è NORMALE che abbandonino l'allattamento entro il primo anno di vita. Io però ho sentito subito, fin da quando ero incinta, un "intoppo" tra ciò che la società in cui vivo considera NORMALE e ciò che il mio istinto mi suggeriva. Sarebbe bello separare ciò che è dettato dalla "cultura industriale e produttiva" (che vuole che i genitori lavorino, i figli diventino indipendenti e autonomi presto e che esistano metodi "migliori" per educare i figli, come quelli che presuppongo l'estinzione del bisogno o del controllo del capriccio) e ciò che il "buon senso" innato in ogni genitore esiste da sempre. Un detto africano sostiene che per crescere bene un figlio occorre un intero villaggio. Un tempo era così che venivano gestiti i bambini, dal "villaggio" degli anziani, dei parenti, dei vicini di casa, la balia veniva ad allattare i cuccioli e c'era piena condivisione. Oggi non siamo più abituati a questo, tendiamo a considerare ciò che i nostri figli chiedono come esigenze da valutare, necessità da arginare, problemi da risolvere. Io ho sempre cercato (commettendo anche molti errori, non lo nego) di lasciare che mio figlio insegnasse a me come fare, più che il contrario. Ho sempre considerato NORMALE adattarmi io a lui, sia nella postura (mi accoccolo per guardarlo negli occhi, per esempio), sia negli orari (quanto più possibile) sia nelle sue conquiste (i primi passi, l'evacuazione spontanea in bagno, il cibo), sia nella prossimità (il portarlo, il tenerlo "addosso", proprio come le mamme orango fanno con i propri cuccioli). Sono convinta (e molti studi lo confermano) che lo stress, sopratutto lo stress prolungato, comprometta fortemente la nostra salute mentale. Il modo in cui noi rispondiamo ad una situazione di stress può fare molta differenza quindi. Le situazioni stressanti comportano una risposta di sovraeccitazione che attiva le risorse energetiche dell'organismo. Questo processo è gestito da ipofisi, ipotalamo e ghiandole surrenali. Queste ultime producono cortisolo che è a tutti gli effetti un elemento chiave per capire tutto il nostro mondo emotivo. Oggi sappiamo che un'eccessiva produzione di cortisolo nel corso dell'infanzia provoca un flusso eccessivo di una sostanza chiamata glutammato nell'ipotalamo che in parole povere provoca perdita dei neuroni e riduce il numero di recettori del cortisolo. Quindi, chi ha avuto un contatto fisico costante nell'infanzia, da adulto avrà abbondanza di recettori per il cortisolo.
Cosa vuol dire? Vuol dire che i bambini che hanno avuto cure prossimali tendono ad avere costantemente livelli di cortisolo bassi nel corso dei primi anni di vita. E quali sono gli stress peggiori per i bambini? Quelli che provocano fondamentalmente rassegnazione e dissociazione (se mio figlio piange ed io non sono fisicamente disponibile ad accoglierlo e stemperare lo stress, questo creerà una forma di dissociazione che potrà avere conseguenze più meno gravi nel suo mondo emotivo). Un bambino così stressato e ignorato ad un certo punto produrrà un effetto paradosso di diminuzione del livello di cortisolo ma non come effetto della rassicurazione ma della rassegnazione: si chiuderà in se stesso, smetterà di piangere e rallenterà il battito cardiaco ma manterrà alti livelli di alcune endorfine legate alla capacità di percepire dolore e - sopratutto - EMOZIONI. Non sono, a ben pensarci, gli stress che sono terribili anche per noi adulti? Sapere che non siamo amati, che siamo ignorati e che non otteniamo dagli altri le risposte emotive di cui abbiamo bisogno? Di nuovo, scopriamo quanto siamo simili ai nostri bambini e quanto lo siamo con i nostri simili animali. Niente di nuovo quindi.Di nuovo, mi ritrovo a pensare quanto sarebbero sempre più semplici le cose se agissimo in base ad un istinto innato nel nostro dna ancestrale, se facessimo quello che fanno da sempre nelle "tribù" e nelle famiglie dei primati.
Ieri, mentre mio figlio aveva la febbre a 39, l'ho fatto spogliare nudo e gli ho dato da bere e lui era così felice e mi ha detto, stupito: "mamma ma perchè non ti metti così anche tu? Non mi piace che stai vestita". Già. Sarebbe tutto semplice. Molto semplice. Se SEMPLICEMENTE rispondessimo alle necessità dei nostri figli (e alle nostre) il concetto di NORMALITA' acquisirebbe tutto un altro senso.