giovedì 6 novembre 2014

What's Christmas... for us?

La maggior parte delle persone pensa che il "Natale" è la festa che secondo la tradizione religiosa cristiana si celebra il 25 dicembre e commemora la nascita di Gesù Cristo.
Pochi sanno che circa la data di quest’evento gli storici non hanno mai saputo fornire elementi certi.
L’Enciclopedia Italiana Treccani 1949, Sansoni, vol. XXIV, pag 299, afferma: "I Padri dei primi secoli non sembrano aver conosciuto una festa della natività di Gesù Cristo …
La festa del 25 dicembre sarebbe stata istituita per contrapporre una celebrazione cristiana a quella mithraica del dies natalis Solis Invicti (giorno natalizio dell’invincibile Sole)".
La chiesa cristiana scelse la data del 25 dicembre come giorno di nascita del Cristo semplicemente per cristianizzare una festa pagana molto sentita dalle masse popolari.
E così l’imperatore Costantino (280-337) riunì il culto del sole, di cui egli era il figlio protetto, e il culto al dio Mithra con il cristianesimo.
A tale tradizione quindi la celebrazione del Natale ha voluto collegarsi per indicare l’avvento della Luce del Mondo, che giunge a squarciare le Tenebre.
È il Bambino, che venendo al mondo, inaugura una nuova vita, e porta la Luce a tutti gli uomini.
E l'albero di Natale?
L'albero di Natale ha anch'esso una sorta di origine religiosa, per quanto non cristiana. 
Era un albero - un pino infiammabile perche' resinoso - che una volta all'anno, in una festa apposita, veniva bruciato come simbolo e ricordo dell'apparizione sulla terra d'una gran luce straordinaria. Forse quel ricordo si riferisce alla pagana festa del sole, cui la Chiesa ha contrapposto appunto la data del 25 dicembre; ma non e' escluso che si riferisca in qualche modo proprio al Natale di Gesu' o quanto meno alle profezie messianiche, di cui non fosse giunta conoscenza. Noi, cattolici, l'Albero di Natale in parte l'abbiamo un po' cristianizzato e un po' paganizzato. Cristianizzato, perche' e' "albero di Natale"(non lo si brucia, ma lo si riempie di luminarie); sui rami e sotto si mettono i doni, che dovrebbero essere un ricordo-omaggio al grande dono che Dio ha fatto all'umanita' nascendo come semplice uomo nella poverta'. Paganizzato, perche' molto spesso l'abbiamo sostituito al presepe, inequivocabile interpretazione
cristiana della nostra sacra ricorrenza.
Il significato che poi ognuno di noi, dentro di sè, da alla ricorrenza del 25 dicembre, dipende da tanti fattori, prima di tutto dalle tradizioni familiari che ha vissuto da bambino.

Io, per esempio, non ricordo che a casa mia si facesse il presepe, cpsì come l'albero di Natale è stato un momento tradizionale solo per qualche anno, per poi essere abbandonato, sopratutto in virtù della confusione, dello sporco e del lavoro che richiedeva ogni anno.
Non ricordo che mi sia mai stato detto che fosse Babbo Natale a portarci i doni, nè tantomeno che passasse dal camino (che a casa mia avevamo, sebbene l'entrata era minuscola).
Non ricordo nemmeno tradizioni cattoliche come la Messa del giorno del Natale o di mezzanotte o altri tipi di riti pagani o cristiani.
Spesso si pranzava insieme ai nonni paterni (i materni erano lontani) e sempre mia nonna portava "a sorpresa" sui dieci chili di insalata russa.
I primi anni ricordo si seguiva un menù abbastanza tradizionale: ravioli burro e salvia, cotechino, purea, panettone e vari antipasti prima, poi si è diventati sempre più disinteressati alla ricchezza del pasto e si finiva per proporre tutti cibi pronti, da gastronomia, al massimo una vaschetta di gelato, sopratutto per sollevare mia mamma dal cucinare per 7-10 persone.
I regali che ricevevamo sapevamo di riceverli dai miei e l'unica variante era, quando eravamo bambini, partecipare ad una "caccia al tesoro" preparata da mia mamma con bigliettini scritti in inglese. Di solito però io trovavo i regali prima del tempo e regolarmente li aprivo di nascosto, così - mi dicevo - mi preparavo ad esprimere tutta la mia gioia nel riceverli (se sapevo che avrei ricevuto un maglione rosso iniziavo, i giorni prima, a lamentarne l'assenza, per esempio).
Se io abbia così avuto un'infanzia triste, priva di tradizioni, non sta a me dirlo, per me era la "normalità". Certo è che a casa mia non si esagerava nè con il consumismo, nè con la fede. 
A casa mia non era enfatizzata l'atmosfera di Natale, che anzi era abbastanza ripudiata, non so se per eccesso di snobismo in opposizione alla "massa" o per salvaguardare alcuni valori profondi, anche se temo più per la prima ragione.

Certo è che io oggi - rispetto alle festività di Natale - mi sento un po' come un pesce di mare messo in un acquario d'acqua dolce: sento che mi manca qualcosa ma al tempo stesso non mi pare di essere proprio in totale "errore". Non riesco, è vero, a sentirmi deliziata dalla musica natalizia, dalle lucine per le strade o dallo sbarlucichio delle stelline ovunque, non riesco a non pensare che anche in questo siamo "controllati e condotti" da esigenze di mercato. Ma non riesco nemmeno a trovare un equilibrio dentro di me, un punto di appoggio tra credenze religiose, spirituali e individuali. Ci devo pensare ancora, lo so, anche perchè ho un figlio che sarà sempre più in grado di capire e di chiedere delucidazioni e non vorrei lasciarlo privo di un qualunque bagaglio di tradizioni, significati e valori solo perchè per me in qualche modo è stato così. Vorrei che pensasse a questo momento come un momento innanzitutto di "famiglia", in cui ricordarsi degli affetti e delle persone a cui vogliamo bene, dei doni che abbiamo avuto: amore, salute, serenità. E poi tutto ciò che lui vorrà metterci dentro, dall'albero al presepe, da Babbo Natale a Gesù Bambino.