Per dirla alla buona? C’è un ausilio forte da parte dello stato che implica servizi alle neo mamme lavoratrici che hanno da poco partorito o hanno bambini piccoli. Un sostegno efficace e propizio, che fa sì che le donne possano continuare la loro attività senza dover essere costrette a lasciare il lavoro. Ci sono anche più asili nido volti ad ospitare i figli delle donne in carriera, con orari davvero strabilianti. Sempre per rimanere in Svezia, i giorni obbligatori di congedo parentale per il padre sono 60 in Svezia, e 1 in Italia.
Perchè questa differenza?
Stati come Italia, Spagna, Grecia, Francia del sud, Irlanda e Polonia, legati alla fede cattolica che consacra la donna nella maternità, che vede la figura femminile come moglie, ma soprattutto come madre atta ad allevare figli, si differenziano da paesi come Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Regno Unito, molto più progrediti e aperti di mentalità.
Inoltre, oltre a questo non trascurabile, c'è tutto un sottobosco di "mobbing" e di ILLEGALE ostilità verso la maternità che per l'azienda ha un "costo" in termini di assenza della lavoratrice, di sostituzione della stessa, di rientro con orario ridotto per l'allattamento, arrivando anche a domandare, in sede di colloquio, l'intenzione di mettere al mondo un figlio. Tante donne, oggi, per questi motivi e per un generale trend di cambiamento societario ed economico, decidono di mettere al mondo un figlio dopo i 35 anni, il che comporta maggiori rischi per mamma e bimbo, minori possibilità di concepimento e un rientro al lavoro spesso più difficoltoso, l'aiuto di nonni (quando c'è) che hanno un'età molto più avanzata e via dicendo.
Per quanto mi riguarda, credo che in effetti anche i papà diventino "mammi" anche se ad onor del vero fa tanta differenza aver tenuto in grembo tuo figlio per nove mesi, averlo allattato e quant'altro.
Quello di cui a volte non si tiene conto è quanto sia complessa la vita delle mamme oggi, tra lavoro, casa e figli, in una cultura fortemente radicata nel "Vaticano", con un implicito (a volte nemmeno tanto) messaggio di "è un lavoro da donna", con l'aspettativa che tanto loro riescono a fare tutto.
Per questo mi dispiace quando percepisco che anche all'interno del mio gruppo di lavoro vi siano delle differenze di percezione e anche trattamento tra chi ha figli e chi non li ha. I figli sono una ricchezza, in tutti i sensi, che si riversa positivamente sul lavoro. Non è "un fastidio" che crea solo problemi e difficoltà, ma permette a tante donne di entrare in contatto con una parte di sè che per tante donne rimane silente. Almeno a tutte coloro che non sono abbastanza intelligenti e acute da provare a "sentirle" senza per forza di cose partorire.
Detto ciò, non ho mai preteso che altri si facessero carico del mio desiderio e della mia decisione di avere un figlio, chi mi conosce sa che è vero. Ma che mi venga detto, dopo avermi dato un turno che non mi spettava, serale per lo più... "ma non puoi prenderti una baby sitter", mi sento un po' avvilita.
Che paese retrogado siamo.