sabato 7 settembre 2013

We can

Si può vivere ogni giorno la propria vita, immersi nei PROPRI problemi, pensando solo a quanto ci accade quotidianamente, arrabbiandosi per la macchina che si rompe, per quei due chili in più che  ci fanno sentire appesantiti, perchè nostro figlio non ci ha fatto chiudere occhio "propriostanottechepoidevoandarealavorare", si può prendersela perchè le unghie si scheggiano, lo smalto si rovina, perchè questo mese ho anche l'assicurazione e il bollo e il nido e il mutuo. Si può scegliere di non leggere i quotidiani e non sapere cosa accade in Siria e la situazione economica nazionale e le decisioni dei "grandi" della Terra, si può ignorare com'è la situazione dell'inquinamento globale e che la Microsoft ha acquistato la Nokia. Si può anche ignorare che ci sono migliaia di profughi che stanno sbarcando nelle nostre coste, tanto non sono così nostre, lontane come sono. Così come le migliaia di persone che muoiono di fame e sete, di malattie e di stenti. Tanto, noi qui, dove viviamo, TUTTOSOMMATO si sta bene. E' vero, ogni tanto qualche rompicoglioni ti viene a raccontare una storia triste e strappalacrime, come un bimbo piccolissimo a cui hanno diagnosticato un tumore. Che palle, devo fare la faccia contrita e interessarmene un po'. Magari una telefonata la faccio, che vuoi che costa. Ma poi devo andare in piscina e a correre e farmi la tinta non è che posso perderci troppo tempo.

Si può anche scegliere, però, che si vive la nostra vita immersa all'interno di un mondo che è di TUTTI, con problemi COMUNI, con emozioni CONDIVISE, empatizzando con chi sta vivendo un periodo difficile. Ascoltare il proprio cuore, seguire le informazioni, capire il mondo, comprendere le scelte che poi influenzeranno le nostre decisioni, da quelle al supermercato a quelle sul nostro futuro prossimo e remoto. Mio figlio ha diritto di essere protetto, perchè troppo piccolo, da tutto ciò che non è in grado di comprendere ancora, ma un giorno dovrà capire che non è solo al mondo, che non conta SOLO LUI, che dovrà occuparsi degli altri, in qualche modo, che vive in un mondo di PERSONE e che non tutti sono fortunati come lui che è nato in una famiglia con genitori uniti, che tutto sommato stanno bene, sono equilibrati e sereni. Un giorno dovrà capire che lui è anche sfortunato perchè figlio di persone che pensano, leggono, ascoltano, comprendono e vogliono capire e quindi non sono protetti dalla realtà, dall'ignoranza, ma soffrono ed empatizzano con un mondo così violento, crudele, sofferente. Dovrà capire che, a differenza sua, ci sono bambini che non sanno cosa sia l'infanzia, che hanno vissuto il dolore della perdita, della malattia, della fame, della violenza. Perchè solo così mio figlio potrà diventare un uomo migliore e - spero - un giorno poter fare la differenza per qualcuno. Anche uno solo.